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Il Progetto

L’idea di questa proposta editoriale nasce – e viene in qualche modo rilanciata – nel solco tracciato dall’esperienza svolta, negli anni, nell’ambito di “Arcipelago itaca” blo-mag.

“Arcipelago itaca” blo-mag è e continuerà ad essere (affiancando ora le attività della nuova ed omonima casa editrice) un progetto di diffusione – gratuita, in formato digitale e su base on-line – della poesia contemporanea e non solo.

Nelle testo che segue si riproduce il brano “fondante” del testo di presentazione di “Arcipelago itaca” blo-mag [di Danilo Mandolini (ideatore e curatore ed ora titolare di questo nuovo progetto editoriale che viene qui presentato), aprile 2010] che può risultare utile per capire ancora meglio perché i membri del gruppo di lavoro di Arcipelago itaca Edizioni desiderano immergere la propria quotidianità nella poesia.

[…] Si ha la sensazione, a volte, che praticare la letteratura nella Babele globale del tempo di oggi sia un po’ come tentare di comunicare, appena bisbigliando, con l’universo intero che grida; come inseguire, camminando, l’umanità che ti corre veloce davanti.

Il linguaggio di quella narrativa contemporanea che potremmo, sommariamente e semplicisticamente, definire come non “di largo consumo” e, soprattutto, il linguaggio della poesia – nonché le tesi, chiamiamole così, da queste stesse forme di espressione artistica affrontate e argomentate e le relative modalità di fruizione – sembrano infatti persistere, all’alba del terzo millennio, in un limbo, in una sorta di profonda frattura determinata dalla distanza che divide due mondi vicini, ma tra loro solo ed assolutamente paralleli: il mondo sussurrato e in ogni caso reale, anche perché da sempre manifesto, della poesia in generale ed il mondo della quotidianità frenetica degli uomini che strepita intorno, piuttosto che interloquire sottovoce; che promuove valori e modelli quali il possesso, il successo e la competizione a tutti i costi, piuttosto che soffermarsi a raccontare il sogno della vita attraverso le minime percezioni vissute e, spesso, con il pensiero inestricabile della precarietà umana a guidare il dispiegarsi delle frasi.

Per chi la frequenta, in particolar modo come autore, la poesia (sia quella – si passi il termine – pura della scrittura in versi, che quella racchiusa in tanta narrativa) sembra rappresentare, nel presente più che nel passato, un (probabilmente “il”) tentativo irrinunciabile e quasi ancestrale di far combaciare, o almeno di avvicinare il più possibile, le due anime dell’odierno vivere umano di cui si è trattato appena in precedenza.

Chi è vicino alla poesia (autori, ma anche lettori) sembra oggi cercare – addentrandosi con il pensiero fin nel più profondo della sostanza delle parole – una via per testimoniare, con la forza di una sola e flebile voce tra innumerevoli altre e potenti, che la vita può essere, sì, vissuta appieno, osservata e colta in tutte le sue manifestazioni straordinarie ed esaltanti, ma necessariamente anche – sperimentando una dimensione marginale e in qualche modo “disperata” – in tutte le sue miserevoli, intime e apparentemente trascurabili rivelazioni. La vita, tutta la vita, sembrano suggerirci i poeti di oggi più di quelli di ieri, è poesia e fonte stessa di poesia.

Si è detto via… Forse sì; forse si tratta della ricerca di una via o della necessità di tracciare un percorso dentro ed oltre noi stessi…

Potremmo anche affermare che si sta disquisendo intorno ad una delle tante componenti di una comunicazione moderna e totale (la poesia è anche semplice comunicazione?) che aspirano a divenire “traiettoria” da disegnare a congiunzione ideale tra tutti gli uomini…

Un cammino di purificazione e rigenerazione da compiere tra l’indifferenza dei più e in una selva di domande che non hanno e non avranno risposta alcuna?

Un itinerario, ancora, che si intraprende senza conoscere la meta ultima?

Forse è per tutto questo che la poesia prende corpo in noi. Forse la poesia è tutto questo. Forse la poesia è un lungo viaggio a ritroso e al tempo stesso in avanti, una sorta di ritorno mentre si va; un ritorno verso l’innocenza, incontro ai ricordi, alle debolezze e alle sofferenze che tramutano il vivere, insieme alle gioie, in stupore di vivere; un ritorno che dura una vita intera (un percorso di vita poetica, lo definiremmo ora, che a volte mostra anche i tratti dell’impegno civile più alto) che frequentemente si realizza contro tutto e tutti, che può condurre sul baratro dell’isolamento e che, infine, ci aiuta a costruire l’illusione di poter conoscere anche solo un po’ del perché del nostro essere al mondo. Forse (perché non si può certo racchiudere in così poche righe una dissertazione sulla poesia che sia anche solo minimamente o parzialmente compiuta)… […].

Dunque e ancora, PERCHÈ Arcipelago itaca?

Arcipelago…

…Come aggregazione di differenti e singole entità, come sinonimo della parola “insieme”, come condivisione.

itaca…

…Come nome proprio e noto di un’isola, sì, ma anche come “espressione” proveniente da una tradizione letteraria tra le più antiche e più alte e che rimanda al desiderio di ritornare, all’aspirazione di vivere una dimensione di vita quanto più possibile umana e che diviene – attraverso l’“espediente” dell’utilizzo della “i” minuscola – vera e propria allegoria del ricordo e dell’irrinunciabile azione del ricordare.

Nelle sterminate possibilità che la poesia offre

ancora oggi all’uomo

di essere ancora uomo