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  • Su ARCIPELAGO itaca e apparizioni arretrate
 

 

Si ha la sensazione, a volte, che praticare la letteratura nella Babele globale del tempo di oggi sia un po’ come tentare di comunicare, appena bisbigliando, con l’universo intero che grida; come inseguire, camminando, l’umanità che ti corre veloce davanti.
Il linguaggio di quella narrativa contemporanea che potremmo, sommariamente e semplicisticamente, definire come non “di largo consumo” e, soprattutto, il linguaggio della poesia - nonché le tesi, chiamiamole così, da queste stesse forme di espressione artistica
affrontate e argomentate e le relative modalità di fruizione - sembrano infatti persistere, all’alba del terzo millennio, in un limbo, in una sorta di profonda frattura determinata dalla distanza che divide due mondi vicini, ma tra loro solo ed assolutamente paralleli: il mondo sussurrato e in ogni caso reale, anche perché da sempre manifesto, della poesia in generale ed il mondo della quotidianità frenetica degli uomini che strepita intorno, piuttosto che interloquire sottovoce; che promuove valori e modelli quali il possesso, il successo e la competizione a tutti i costi, piuttosto che soffermarsi a raccontare il sogno della vita attraverso le minime percezioni vissute e, spesso, con il solo pensiero inestricabile della morte a guidare il dispiegarsi delle frasi.

Per chi la frequenta, in particolar modo come autore, la poesia (sia quella - si passi il termine - pura della scrittura in versi, che quella racchiusa in tanta narrativa contemporanea) sembra rappresentare, nel presente più che nel passato, un (probabilmente “il”) tentativo irrinunciabile e quasi ancestrale di far combaciare, o almeno di avvicinare il più possibile, le due anime dell’odierno vivere umano di cui si è trattato appena in precedenza.

Chi è vicino alla poesia (autori, ma anche lettori) sembra oggi cercare - addentrandosi con il pensiero fin nel più profondo della sostanza delle parole - una via per testimoniare, con la forza di una sola e flebile voce tra innumerevoli altre e potenti, che la vita può essere, sì, vissuta appieno, osservata e colta in tutte le sue manifestazioni straordinarie ed esaltanti, ma necessariamente anche - sperimentando una dimensione marginale e in qualche modo disperata - in tutte le sue miserevoli, intime e apparentemente trascurabili rivelazioni. La vita, tutta la vita, sembrano suggerirci i poeti di oggi più di quelli di ieri, è poesia e fonte stessa di poesia.

Si è detto via. Forse sì; forse si tratta della ricerca di una via o della necessità di tracciare un percorso dentro ed oltre noi stessi… Potremmo anche affermare che si sta disquisendo intorno ad una delle tante componenti di una comunicazione moderna e totale (la poesia è anche semplice comunicazione ?) che aspirano a divenire “traiettoria” da disegnare a congiunzione ideale tra tutti gli uomini… Un cammino di purificazione e rigenerazione da compiere tra l’indifferenza dei più e in una selva di domande che non hanno e non avranno risposta alcuna ? Un itinerario, ancora, che si intraprende senza conoscere la meta ultima ?
Forse è per tutto questo che la poesia prende corpo in noi. Forse la poesia è tutto questo.
Forse la poesia è un lungo viaggio a ritroso e al tempo stesso in avanti, una sorta di ritorno mentre si va; un ritorno verso l’innocenza, i ricordi, le debolezze e le sofferenze che tramutano il vivere, insieme alle gioie, in stupore di vivere; un ritorno che dura una vita intera (un percorso di vita poetica, lo definiremmo ora, che a volte mostra anche i tratti dell’impegno civile più alto) che frequentemente si realizza contro tutto e tutti, che può condurre sul baratro dell’isolamento e che, infine, ci aiuta a costruire l’illusione di poter conoscere anche solo un po’ del perché del nostro essere al mondo.
Forse (perché non si può certo racchiudere in così poche righe una dissertazione sulla poesia che sia anche solo minimamente o parzialmente compiuta)

Itaca, è noto, è il “sinonimo letterario” per eccellenza di parole come casa e ritorno; è, forse più di altre, l’espressione che meglio raffigura, sempre in letteratura, l’immagine del viaggio verso il più desiderato dei ritorni.
Oggi nasce ARCIPELAGO itaca. ARCIPELAGO itaca nasce con l’obiettivo principale di testimoniare al meglio e nella misura la più ampia e completa possibile, seppur nel rispetto della necessità di sintesi imposta da una fruizione che si vuole comunque snella, l’esperienza di percorso di vita poetica, nel senso prima delineato, che alcuni autori di volta in volta selezionati stanno tracciando o hanno tracciato.
Piccole isole di poesia unite e poste nel mezzo dell’oceano della vita di altri.

ARCIPELAGO itaca nasce con l’obiettivo appena indicato ed assecondando l’istinto ed il gusto, nell’individuare le testimonianze di vita poetica da presentare, dell’ideatore e curatore del progetto. Che “corpo” prenderà, in futuro, ARCIPELAGO itaca non può in alcun modo essere ora ipotizzato. Il suo futuro, nonché l’istinto ed il gusto nell’individuare gli autori e gli interventi da ospitare al proprio interno, dipenderà sì dall’ideatore e curatore, ma anche - e soprattutto - dai collaboratori che nel tempo, si auspica, si uniranno al progetto.

La struttura portante di ARCIPELAGO itaca - che alcuni potrebbero definire, per la sua forma, un “e-magazine”, ma che è, in buona sostanza, una semplice antologia ragionata di autori di poesia e di narrativa - è oggi quella che offre la presentazione di un poeta scomparso insieme alla presentazione di tre poeti ed un narratore contemporanei e viventi (questi ultimi con anche la presenza, là dove possibile, di materiale inedito).
Quanto appena descritto con il commento - attraverso la riproduzione di opere di arti grafiche e visive in generale - di un artista figurativo (anche fotografo) del nostro tempo.
Collage, infine, è un piccolo spazio (un testo ed alcune immagini in una sola pagina) in omaggio ad un grande della letteratura.
A questa struttura di partenza si potranno affiancare, nel tempo, altri ambiti che siano comunque coerenti con gli obiettivi che ad ARCIPELAGO itaca sono stati assegnati (si sta già pensando alle testimonianze di vita poetica di autori stranieri contemporanei originalmente tradotti in italiano, alla presentazione di editori di poesia e di autori assolutamente inediti e a molto altro).
Per motivi connessi con la necessità di contenere al massimo i costi di realizzazione e coerentemente con lo scopo di testimoniare, nella maniera la più esaustiva possibile, il percorso di vita poetica degli autori presentati, ARCIPELAGO itaca “vivrà”, almeno inizialmente, nella forma digitale e verrà diffuso, gratuitamente, via e-mail e tramite il web. Non si escludono a priori altre modalità di diffusione.

 

 
 
 

 

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